La lunga corsa di Roberto Cosulich

By  | Novembre 18, 2021 | 0 Comments | Filed under: Senza categoria

 

BENTORNATO GRAND PRIX!

Da qualche mese il Grand Prix semilampo è tornato alla grande ad animare la vita scacchistica cittadina. La gara di  ottobre  è slittata a  sabato 6 novembre, a seguito  della concomitanza del torneo di Pegli conclusosi la settimana precedente. Purtroppo la fissazione di un numero chiuso di giocatori partecipanti  non ha consentito a tutti  quelli che lo avrebbero voluto  di partecipare al torneo, che ha regolarmente preso inizio prima delle ore 15 per concludersi dopo circa quattro ore di gioco intenso e combattuto nelle due sale appositamente predisposte. Anche questo mese  significativa  partecipazione dei giovani del settore giovanile, due dei quali Eleonora Montagnani e Denise Dicu hanno vinto il premio di fascia.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, scacchi e spazio al chiuso

Vittoria senza troppi patemi del  MF Dario Brun,  con un netto en plein, alle sue spalle il giovane armeno  Murad Musheghyan che partecipava alla gara giunto da Acqui Terme insieme al presidente del circolo locale, Giancarlo Badano. Al terzo posto sul podio Giuseppe Silvestri, che ha avuto la meglio allo spareggio tecnico su Menichini, Mandolini,  Traverso   e  Cusato.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 7 persone e spazio al chiuso

Il grand prix torneo tornerà ad allietare il pomeriggio scacchistico dei giocatori sabato 4 dicembre.

OTTOBRE  2021

  1. Dario BRUN                     p. 7 su 7
  2. Murad MUSHEGHYAN     5,5
  3. Giuseppe SILVESTRI        4,5
  4. Massimo MENICHINI       4,5
  5. Alessandro MANDOLINI  4,5
  6. Massimiliano TRAVERSO 4,5
  7. Davide CUSATO                   4,5
  8. Angelo VALENTINI             4,0
  9. Giorgio SABBA                     4,0
  10. Claudio NICOLIS                 4.0
  11. Sergio NANNI                       4.0
  12. Giancarlo BADANO             3,5
  13. Giampaolo CAMERA          3,5
  14. Massimo RIVARA                3,5
  15. Giuseppe CHIESA                 3,0
  16. Eleonora MONTAGNANI   3,0
  17. Denise DICU                           3,0
  18. Matteo LA LICATA                3,0
  19. Luca CARPANETO                3,0
  20. Leonardo CIMINO                2,5
  21. Cloe TEODORO                     2,0
  22. Simone DAPELO                    2,0
  23. Joy GUTIERREZ                   1,0
  24. Vincenzo MARRELLA          0,0

 

VENERDI PRONTO A PARTIRE IL XIV FESTIVAL WEEK END “CITTA’ DI RECCO”
Presso le palestre dell’Istituto di Istruzione Superiore “Giovanni da Vigo – Nicoloso da Recco”, Via Marconi 41, Recco (GE) il 19 -20-21 novembre 2021 parte  la 14° edizione del torneo organizzato dall’ASD Scacchi Golfo Paradiso.  Buono l’andamento delle iscrizioni: Parteciperanno 107 giocatori alla  kermesse, che è stata suddivisa in tre serie  l’Open A riservato ai giocatori con Elo superiore a 1800; l’open B dedicato agli scacchisti con Elo compreso fra 1400 e 1800; l’Open C rivolto agli esordienti e a coloro con Elo inferiore a 1500.
Saranno ben sedici i giocatori del Centurini a partecipare alla manifestazione.
Al pubblico purtroppo non sarà consentito seguire le partite in diretta per le restrizioni dovute a causa del COVID-1
Una novità di questa edizione sarà la “Coppa Shaban”  con cui gli amici del Golfo Paradiso vorranno ricordare e far conoscere  un carissimo amico di tutti,  Abd El Gawad Shaban. che proprio qui a Recco    aveva    vinto da outsider il Torneo maggiore dell’edizione 2017,  primo per spareggio tecnico davanti a FM Manfredi e GM Naumkin.
Ricorda Paolo D’Augusta, presidente del circolo:  “Voglio ricordare lo sguardo di gioia e l’aria scanzonata che lo illuminava alla consegna del primo premio, in quella circostanza, quasi a compensarmi della paura che mi aveva fatto provare (non solo a me, ma a tutti gli amici presenti) quando nel 2016 ad Avegno, nel pieno del “Cesare Valentini”, Campionato Regionale Semi Lampo, avevo dovuto chiamare l’ambulanza per un controllo d’urgenza al Pronto Soccorso, dovuto ad un malore che gli aveva fatto perder conoscenza. Poi tutto risolto, ma con un bel corredo di proibizioni, per prima cosa dal fumo, che non lo trovò mai d’accordo.
Era spontaneo, ironico, giocatore forse di altri tempi per temperamento e gusto di un scontro vivace sulla scacchiera: una persona di spessore umano che lascia un vuoto grande così fra tutti gli scacchisti di mezza regione.
Sarò contento di consegnare la Coppa a suo nome al Candidato Maestro di un circolo della regione, con la miglior prestazione inattesa …”

 

TESSERE AGONISTICHE 2022

Il Consiglio Federale  ha deliberato che i valori delle tessere per il 2022 saranno riportati ai valori stabiliti inizialmente per il 2020, pertanto la tessera agonistica sarà riportata all’importo di euro 48.

L’unica novità, per chi è interessato, sarà l’ introduzione della tessera E-Chess per il gioco on line (che avrà un costo di 5 € e sarà rilasciata solo a chi non ha altro tipo di tessera da giocatore). Gli altri tesserati potranno richiedere l’abilitazione al gioco online senza ulteriore aggravio sulla tessera agonistica, ordinaria, ordinaria ridotta o junior.

 

A DICEMBRE SESTA EDIZIONE DEL TORNEO ALL’ISTITUTO INTERNAZIONALE DI TECNOLOGIA

Il 14 dicembre sesta edizione del torneo di scacchi all’Istituto Internazionale di Tecnologia per l’organizzazione del circolo Centurini.

Anche quest’anno ricercatori e dipendenti del prestigioso istituto   parteciperanno alla gara che si svolgerà all’interno della sede di Morego.

L’anno scorso, nonostante la pandemia, non si è  rinunciato al torneo che è stato svolto sulla piattaforma Lichess Arena 10 minuti + 2″ di incremento.  con  la vittoria di  Dorwal Marchelli con 32 punti, al secondo posto Muhammad Ashraf con 24 punti. Terzo  Federico Tessari con 14 punti.

Anche quest’anno animatore della manifestazione sarà l’ing. aerospaziale Duilio Farina, che si avvarrà della collaborazione tecnica del  Circolo Centurini. In palio, l’ iscrizione al circolo per i primi due classificati.

Foto ricordo della prima edizione (2016)

NEPOMNIACHTCHI SCHERZA : “HO PERSO DIECI CHILI, MA FORSE ERA MEGLIO NON FARLO…”
Il match  mondiale si terrà dal 24 novembre al 16 dicembre 2021 insieme al Dubai World Expo. Doveva iniziare il 20 dicembre 2020 a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ma è stato rinviato a causa della pandemia di coronavirus.

Magnus Carlsen (Norvegia) è il campione del mondo in carica, che difenderà il suo titolo. Ha 30 anni e detiene il titolo dal 2013,  quando ha sconfitto  l’allora campione del mondo, il GM Anand  dell’India.Carlsen è conosciuto come uno dei più grandi talenti scacchistici mai vissuti. È diventato GM all’età di 13 anni, 4 mesi e 27 giorni. Ha vinto numerosi tornei ed è stato il numero uno del mondo ininterrottamente dal 2011.

Lo sfidante di Carlsen è Ian Nepomniachtchi (Russia), il vincitore del  torneo dei candidati 2020/21. Il due volte campione russo è arrivato secondo nel Grand Prix FIDE 2019, che lo ha qualificato per il Torneo dei Candidati che è iniziato a marzo del 2020 e si è concluso ad aprile 2021. Nepomniachtchi ha vinto il torneo con un turno di anticipo, finendo con 8,5/14.

Il montepremi sarà di 2 milioni di dollari. Il vincitore guadagnerà il 60% del montepremi ed il 40% andrà al secondo classificato. Se dopo 14 partite il match finisce in parità e viene quindi deciso agli spareggi, il vincitore riceverà il 55% ed il secondo classificato il 45%.

Per il Campionato del mondo ho perso dieci chili. Ma non sono certo di aver fatto bene…“. E’ un Nepomniachtchi spiritoso e ottimista quello che ha concesso pochi giorni fa un’intervista all’emittente russa Match Tv, e in cui ha fatto il punto sulla sua preparazione a pochi giorni dall’inizio del match mondiale contro Magnus Carlsen.

Chess.com trasmetterà le partite in diretta su una piattaforma speciale (da annunciare) e fornirà una copertura live su Chess.com/TVTwitch.tv/chess e Youtube.com/Chess dove un team di Grandi Maestri si prodigheranno in approfondimenti, spiegazioni istruttive delle mosse, interviste, dietro le quinte e altro ancora.

Ultimamente Nepo non si è negato alle domande più impertinenti, una delle quali rimarcava come il suo compenso, anche in caso di sconfitta, ammonterebbe a circa un milione di dollari: “Sono tanti soldi, certo. Ma quello che conta davvero è il titolo, non i quattrini. Come li spenderò? Non ne ho idea. Una volta in Urss c’era un detto: ‘di vita ce n’è una sola, e tu devi trascorrerla in un campo di lavoro’. In questo momento è come se ci fossi dentro, in quel campo. Il giorno in cui, dopo il match, ne uscirò, mi guarderò intorno”.
Nepomniachtchi ha rivelato tra le altre cose di aver perduto peso a causa della preparazione fisica: “Non tanto, solo dieci chili. Ma avrò fatto bene? A Petrosian e Spassky, durante il loro match, avevano consigliato il contrario, di ingrassare per avere qualche chilo da perdere alla scacchiera”.
Evitata ogni polemica sulla durata del match, allungata da 12 a 14 partite (“Favorisce Carlsen? non lo so, ma tutto sommato 12 e 14 è più o meno la stessa cosa”), ha scherzato sul suo training “psicologico” che sta evitando con cura: “Non capisco cosa voglia dire preparazione psicologica. Se significa che devi stare bene con te stesso, mi ci sto esercitando fin dall’infanzia…” Per poi aggiungere: “Sono nervoso solo prima dell’inizio di una partita. Poi dopo due o tre mosse, dimentico tutto e mi metto in ‘modalità di lavoro’. Dopo di che la tensione si fa di nuovo sentire sul finale. Immagino che sarà così anche contro Carlsen”.

LA LUNGA CORSA DI ROBERTO COSULICH

 

In questo numero ripubblichiamo a grande richiesta, specie dei soci più giovani, la storia  di un grandissimo campione del nostro Circolo: Roberto Cosulich, sicuramente il più forte giocatore ligure del dopoguerra, nonché fra i primissimi a livello nazionale.  Lo facciamo pubblicando il racconto di come è apparso sulle scene del Centurini nel 1965 (dalla monografia del circolo); poi  con  l’articolo di Marco Faggiani  del 1997 pubblicato su “Scaccomatto” (antesignano sul nostro sito del  notiziario),  il ricordo di Paolo Silvestri su “Soloscacchi” nel 2014 e infine quello di Adolivio Capece pubblicato sul sito Unoscacchista

 

Cosulich  al  Centurini di Genova: “Potrei giocare, per favore?”

(dalla monografia del Circolo)

Negli ultimi mesi dell’anno incomincia a frequentare l’ambiente scacchistico genovese Roberto Cosulich, allora diciannovenne – anche se dimostrava alcuni anni in meno a causa dei tratti fanciulleschi del viso –  giocatore che – come il lettore si accorgerà in seguito – dominerà incontrastato la scena scacchistica della città per oltre un decennio. La famiglia di Roberto seguiva le peregrinazioni del padre, comandante marittimo, e aveva a lungo soggiornato in Cile, dove l’allora giovanissimo Roberto aveva imparato gli scacchi sotto la guida del grande maestro Pilnik (Pare che avesse giocato anche con il mitico Najdorf, NDR). Verso il 1964 i Cosulich erano definitivamente ritornati in Italia e dopo un soggiorno di circa un anno a Trieste erano approdati sotto la Lanterna.

Storica fu la prima apparizione di Roberto sulla scena. Un pomeriggio ad un tavolo del circolo giocavano, come d’abitudine, il dott. Trombetta e Rougier.
Verso le quattro fece il suo ingresso il giovane Roberto, che timidamente chiese loro: “Potrei giocare, per favore?”. I due lo esaminarono con sguardo indagatore e sospetto, quasi per valutarne il “peso scacchistico”. Più per dovere di ospitalità che per convinzione di aver trovato un valido avversario, acconsentirono di farlo partecipare ad un classico ‘Chi perde esce’, con cento lire di posta a partita, sicuri di spennare il pollo e rassegnati già a portarsi dietro un peso morto per tutto il pomeriggio. Infatti Roberto perse la prima partita contro Trombetta, ma fu anche l’ultima, perché fino alle diciannove a ‘perdere e uscire’ furono sempre e solo Trombetta e Rougier. L’arrivo di cotanto giocatore fece rapidamente il giro dell’ambiente e Roberto divenne l’idolo incontrastato dello scacchismo genovese.

Indimenticabile protagonista, sempre alla ricerca di nuove mete

Marco Faggiani (Scaccomatto 1997)

Roberto Cosulich è stato  un indimenticabile protagonista della scena scacchistica nazionale degli anni ’70. Questo articolo rievoca la sua carriera scacchistica, ma vuole essere anche un ricordo di un uomo intelligente, inquieto, per certi aspetti fragile, anticonformista, sempre alla ricerca di nuove mete, l’ultima delle quali probabilmente gli è stata fatale.
Cosulich diventa maestro nel 1966, dopo i tornei di La Spezia (3°-5° con Canal e Zichichi) e Rovigo. Nel 1967 vince a Recoaro Terme il campionato a squadre con la formazione di Trieste. Nel 1968 a Genova vince il campionato cittadino (10 su 10!) davanti a Bozzo e Max Romi. Giunge secondo al torneo internazionale di La Spezia a mezzo punto dal vincitore, lo iugoslavo Osmanovic ed è primo al torneo internazionale di S. Benedetto del Tronto, davanti a Canal. Nel ’69 è secondo al campionato italiano assoluto, vinto da Mariotti, davanti a Paoli, Micheli e Nestler. Nel ’70 è ancora secondo al campionato italiano, mentre al torneo di Bari, battendo Unzicker realizza la prima norma di maestro internazionale. Poi, nel settembre per lui magico di quell’anno, partecipa a Siegen (RFT) alle Olimpiadi (tra l’altro, nello stesso anno la formazione del Centurini vince il campionato italiano a squadre con Porreca, Grassi, Damele e Resaz). A Siegen l’Italia è inserita in un girone difficile. Decisivo il match contro la Danimarca: Tatai purtroppo perde in buona posizione contro Larsen, sicché la vittoria di Cosulich contro Enevoldsen non basta alla squadra. Comunque lo score di Roberto è ottimo: 4 vittorie e 3 patte.
Nello stesso anno Cosulich cerca di lasciare Genova per Milano, dove peraltro non riesce ad ambientarsi. Cambia radicalmente il suo atteggiamento verso gli scacchi che, da appassionante divertimento, diventano per lui un mezzo di sostentamento. Nel 1971 si qualifica al secondo posto nel torneo internazionale di Imperia. Nello stesso anno è nuovamente secondo al campionato italiano di S. Benedetto del Tronto, mentre a quello del 1972 (Recoaro Terme) non partecipa per impegni universitari (iscritto alla Facoltà di Fisica, sostiene diversi esami, con ottimi voti, ma in seguito abbandona gli studi). Non partecipa neppure alle Olimpiadi di Skopje del 1972, dove si sente non poco la sua mancanza: una squadra più forte avrebbe potuto portare l’Italia in finale A.
Nel 1973 è ancora secondo al campionato italiano, poi secondo al torneo di Imperia e terzo a quello di La Spezia. Nel ’74 è primo al torneo di Cava dei Tirreni, secondo al campionato italiano (vinto da Micheli), fa parte della squadra italiana alla XXI Olimpiade (Mariotti, Tatai, Cosulich, Toth, Zichichi, Cappello). Nel 1975 e nel 1976 è per l’ennesima volta secondo al campionato italiano (edizioni vinte da Bela Toth, Budapest 1943). Vince il torneo di Imperia 1975. Poi con Scafarelli, Grassi e Cangiotti rappresenta il Centurini al campionato italiano a squadre a Venezia, dove il nostro team arriva secondo.
Nel 1977 Roberto vince il torneo di Catanzaro ed è ancora secondo a Marina Romea (torneo vinto da Sveshnjkov) “È un Cosulich diverso dal giovane dei primi anni italiani. Ha abbandonato la famiglia, si è fatto crescere i capelli e una lunga barba. Probabilmente sta già maturando la svolta decisiva della sua vita (Monografia del Circolo).
Si tratta del viaggio in India. Parte una sera d’autunno del 1978, dopo essere passato dal Circolo a salutare gli amici. Qui ci giunge in aiuto la preziosa testimonianza di Mario Quaglia. Di ritorno dall’India, Cosulich passa da Genova, ora sbarbato, vestito bene, con i capelli corti (!). Racconta di avere girato l’India mantenendosi giocando a scacchi lampo (anche in questa specialità era bravissimo, aveva vinto diversi campionati italiani). Rimane qui qualche giorno, poi riparte. Il suo animo irrequieto e scontento lo spinge verso un’altra meta: torna in Sud America. Da questo viaggio Roberto Cosulich non ha più fatto ritorno. Qualche anno fa si è appreso, da una rivista di scacchi francese, che il passaporto di un certo Cosulich, maestro di scacchi, sarebbe stato rinvenuto in Perù tra le vittime di una calamità naturale. Il suo corpo non è però mai stato rinvenuto.
Questa, in sintesi, la storia di Cosulich giocatore. Ci siamo fatti l’opinione che Roberto avrebbe potuto sicuramente raggiungere più ambiziosi traguardi scacchistici se solo avesse avuto più determinazione, se avesse curato maggiormente la sua preparazione, se soprattutto avesse avuto più grinta in certi frangenti, badando magari più alla concretezza del risultato che non alla bellezza del gioco. Non altrimenti si spiegherebbe il numero incredibile di secondi posti (otto) ottenuto nel campionato italiano, sempre di fronte a giocatori diversi (da Tatai a Micheli a Toth). Roberto non si identificava certamente con i modelli culturali dominanti e, come tanti giovani di quella generazione, non era facilmente inquadrabile negli schemi tradizionali. Di politica, però, non si occupò mai, anzi ne stava alla larga, anche se un incredibile aneddoto va raccontato sul suo conto. Nel 1977 venne invitato ad una festa, insieme ad altre persone, in una villetta di Borghetto dal figlio di GB Lazagna. Cosulich, barba e capelli lunghi, arrivò intabarrato nel suo mantello nero. La polizia irruppe ritenendo di avere individuato una centrale terroristica. Così la foto di Roberto Cosulich finì il giorno successivo sul “Lavoro” a fianco di quella di Marx e Feltrinelli, ad indicare una sorta di albero genealogico del terrorismo! Naturalmente il colossale equivoco fu subito chiarito.
Cosulich abitava a Quinto, suonava discretamente il pianoforte e non gli dispiaceva farsi qualche partita a carambola con Silvestri nella sala biliardo di via Porta d’Archi. Leggeva un po’ di tutto e negli anni ’70 si era interessato alle filosofie orientali. Petrillo lo ricorda mentre, durante il torneo di Imperia ’75, leggeva un testo yoga. Certo non corrispondeva a quei canoni anche estetici dello scacchista in giacca e cravatta propugnati da Tatai in un indimenticabile articolo di qualche anno fa. Di Liberto lo ricorda come un uomo mite, dolce, ironico e un giocatore di grandissimo talento.
Cosulich al Torneo di La Spezia del 1977, che vinse

Roberto da vicino

Paolo Silvestri (Soloscacchi 2014)

Ho conosciuto Roberto nei primi mesi del 1971, avendo appunto incominciato a fare una visita pressoché quotidiana al bar Parente, in piazza Leonardo da Vinci, che ospitava al piano superiore sia il circolo Amatori sia il Centurini. E ho frequentato Roberto in maniera irregolare fino al 1977.

Sulla famiglia Cosulich, i trascorsi sudamericani e il ritorno in Italia direi di rileggere il pezzo  tratto da  “Una storia di scacchi  lunga cent’anni. Il circolo scacchistico genovese Luigi Centurini” di Giorgio Di Liberto, Agostino  Petrillo, Paolo Silvestri, edito da Coedit, 2001.Fra Argentina, Cile e Venezuela, propendo in maniera quasi assoluta per il Cile. Effettivamente, negli anni dell’adolescenza, Roberto ebbe la fortuna, frequentando il circolo della città cilena di residenza (credo Valparaíso, vago ricordo, ma non così vago) di avere come maestro Herman Pilnik.

Il grande maestro tedesco, classe 1914, emigrò in Sud America, dal 1930 al 1958 abitò in Argentina e successivamente, presumibilmente verso il 1959, si trasferì in Cile, dove rimase per alcuni anni, per poi approdare in Venezuela, dove morì nel 1981. Queste peregrinazioni sono riportate nel libro di Juan Sebastian Morgado “Las  Aventuras de Herman Pilnik”, Alvarez Castillo Editor, Buenos Aires, 2011. Il padre di Roberto non era armatore, bensì comandante di navi, una famiglia medio borghese. Da bambino e adolescente studiò per alcuni anni il pianoforte.  Dopo la Maturità frequento la facoltà di Fisica presso l’università di Genova, diede alcuni esami, coronati da voti molto alti, ma poi abbandonò gli studi. Nel periodo genovese, iniziato nel 1965, visse in famiglia sicuramente fino al 1972, otto anni. Poi  gradualmente si staccò dal perbenismo dei genitori facendosi, a partire dal 1972, crescere (chiaro messaggio) i capelli (cosa che, per quegli anni, non era poi così anticonformista, una buona percentuale dei giovani li portava lunghi), anche se lui li portava molto lunghi.

Anche la barba crebbe, prima non troppo lunga, poi dal 1973 divenne francescana, o quasi. L’abbigliamento era da hippy povero (talvolta trasandato), cioè senza fronzoli e con capi economici. Quando era a Genova,  in quest’ottica di progressivo taglio del cordone ombelicale, dormiva un po’ dai genitori, un po’ in case di amici. A cavallo del 1973 e il 1974 Roberto bazzicava in un giro di creativi, chiamiamoli così, genovesi: Mario Quaglia, Popi Frizziero, Umberto Melli… li ricordo in un appartamentino di Boccadasse… discussioni… chiacchiere... risate… focaccia e vino bianco fino alle tre del mattino.

Le mutate condizioni di vita, i pensieri dell’età, avendo superato i 27 anni, lo portarono ad una ovvia ricerca di indipendenza economica. In tal senso gli scacchi gli vennero incontro. Con gli ingaggi di circoli non genovesi, in particolare la Scacchistica Milanese, per la quale giocò in vari tornei a squadre, e con i premi in denaro dei tornei (e qui valgono le considerazioni -utilitaristiche o di sopravvivenza, come meglio si voglia definirle- di Trabattoni). Sul fatto, invece, che Roberto non avesse mai letto un libro di teoria non ho certezze. Ma so che consigliava a qualche giovane apprendista genovese la lettura di Mi Sistema” di Nimzowitsch (la prima edizione in italiano è della fine degli anni ’70) e “El Final” di Czerniak anch’esso in spagnolo.

Conosceva quei testi e probabilmente li aveva “letti”. Ho volutamente virgolettato il participio perché bisognerebbe approfondire il concetto di lettura. Avendolo visto all’opera, quando gli capitava un libro o una rivista specializzata, lo leggiucchiava a suo modo, con facile profondità o con profonda facilità, di chi di scacchi ha notevoli conoscenze. Leggeva per qualche minuto e poi, messo da parte il libro, seduto, ma spesso in piedi, ad occhi chiusi o semichiusi, analizzava alla cieca e la posizione si animava (un Java anni ’70) nella sua mente. Prendete un ragazzo al secondo, terzo, quarto, quinto, eccetera, anno di conservatorio musicale e dategli uno spartito di grande musica classica o operistica. Poi prendete non dico Mozart o Vivaldi (ovvero Fischer, Kasparov, Carlsen), ma Puccini o Mascagni (ovvero Mariotti, Tatai, Toth, Cosulich, Zichichi, Micheli, la crema dello scacchismo italiano anni ’70 -mi si perdoni questo accostamento un po’ temerario fra due mondi diversi… è solo per il ragionamento che segue- ) e dategli lo stesso spartito. Ci saranno differenze di velocità di lettura? di comprensione del testo? di visione critica? di assimilazione? di associazione con precedenti conoscenze? Beh, probabilmente Roberto lesse poco, ma quel poco, visti lo studio del pianoforte, gli insegnamenti di Pilnik, la facilità di analisi, l’esperienza a tavolino e l’innegabile grande talento, era sufficiente a migliorare il suo giuoco.

Probabilmente questa sua naturale  facilità di lettura contrapposta allo studio svolto da comuni scacchisti  (lettura sofferta, scacchiera/e portatile/i, appunti scritti e iniziale acquisto del libro… e con  risultati… via, lasciamo perdere) lo portava, autocompiacendosi(?), a poter dire ‘non leggo mai libri’.

A questo straordinario talento scacchistico (le sue analisi nel dopo partita incantavano letteralmente i vari Di Liberto, Resaz, Cangiotti, D’Augusta, Profumo e lo stesso Grassi, per la profondità delle idee e la ricchezza delle varianti) purtroppo si accompagnava, sul piano delle cosiddette doti para-scacchistiche, una certa fragilità psicologica che lo portava a sfoghi, talvolta eccessivi. Comunque una delle caratteristiche principali sul piano della personalità era, e non solo a mio avviso, un certo malessere esistenziale (tipico di chi scava senza trovar risposta… io per esempio non ce l’ho, il malessere, …non scavo).

Non a caso i più forti giocatori italiani di quegli anni, senza ripetere i nomi, sono sembrati, almeno ai miei occhi, più disponibili ad accettare i problemi e i conseguenti compromessi della vita. Roberto, invece, cercava un senso, un qualcosa che solo lui sapeva e questa ricerca, condizionata anche da certe mode del tempo, lo portò a quei viaggi verso mete lontane. Anche la dolcezza era una faccia del suo prisma… quell’accenno di sorriso, guardando, incantato come un bimbo, un punto indefinito dello spazio… seguendo chissà quali pensieri… con una mano (conformazione da pianista) appoggiata al mento… l’indice sulla gota e il medio sotto il labbro inferiore…

Io per lui non ero un vero amico, almeno per il concetto che ho dell’amicizia, ero, credo, un compagno di giochi (e non certo gli scacchi allora ero un misero prima sociale) e lo facevo ridere con le mie battute. Giocavamo a biliardo (a carambola, stecca e tavolo senza buche), qualche volta a ping pong. Andavamo al cinema… nel 1972 fummo molto colpiti dal film americano ‘Punto zero’ (titolo originale ‘Vanishing point’). Probabilmente dato che ero un notevole rappresentante, non del ‘pensiero debole’, ma dell’altra categoria ‘debole di pensiero’, non potevo rappresentare altro che un divertissement per Roberto. A partire dal 1974 visse meno a Genova, anche se vi tornava spesso, abitò a Pavia  e a Milano. Ricordo di averlo ospitato, aprile e maggio 1975, per qualche notte in un appartamentino del Carmine, dopo di allora ci incontrammo sempre meno.

Cosulich, Kavalek, Mariotti, Westerinen a Venezia, Autunno 1971 (Foto da The Chess Player, n. 1, vi – xii 1971, p. 236)

 

Racconta Adolivio Capece su “Unoscacchista”

Devo dire che i ricordi sono un po’ sbiaditi, sono passati molti anni: comunque era la primavera del 1979. Incontrai un amico che mi disse: “Ti porto i saluti di uno che ti conosce. Fa il santone in India”.
Pensai che stesse scherzando.Allora mi spiegò che era stato in vacanza in India e che un giorno era seduto all’aperto al tavolino di un bar (chiamiamolo così per intenderci) con altri del gruppo. Chiacchieravano a voce alta mentre facevano una partita a scacchi (non sapevano giocare bene, ma si divertivano).
Si avvicinò un uomo con un turbante e una folta barba.
Pensarono volesse la carità, invece in buon italiano chiese loro da dove venivano.
Un po’ stupiti, si erano messi a parlare, gli avevano offerto da mangiare e poi lui propose di giocare a scacchi e li sconfisse facilmente.

Non ricordo perché, ma ad un certo momento ho fatto il tuo nome” – continuò il mio amico – e lui disse di conoscerti e di portarti i suoi saluti: disse di chiamarsi Roberto Cosulich”.

Ebbi così la conferma di quanto raccontavano gli amici del Circolo Centurini di Genova, ovvero che Roberto era partito per l’India una sera dell’autunno del 1978. Roberto Cosulich lo avevo conosciuto nel 1967 al torneo di La Spezia.
Entrambi eravamo studenti universitari, io in Lettere a Milano, lui in Fisica a Genova, e con ottimi voti nei primi esami: ragazzo simpatico, cordiale, capelli corti, ben vestito e a scacchi molto bravo, si impose subito come uno dei principali antagonisti di Sergio Mariotti.

Un aneddoto … Lo ricordo a San Benedetto del Tronto 1968: trascorse la notte girovagando per il paese insieme a Esteban Canal, di cui era diventato buon amico avendo trascorso la giovinezza in Sud America.

Chiacchierando, passarono la notte alla ricerca di qualcosa di alcolico da bere e all’alba, con tutti i bar chiusi, finirono in una farmacia dove trovarono (almeno così venne raccontato il giorno dopo) del fernet o qualcosa di simile.

Ci si vedeva nei tornei, e tutto andava bene fino a che un giorno me lo trovai di fronte vestito in modo trasandato: capelli lunghi, barba lunga … Feci quasi fatica a riconoscerlo.
Mi disse che dormiva sotto a un ponte, che non aveva soldi per un albergo.
Poi si aprì e mi disse che un medico gli aveva dato pochi mesi di vita per un serio problema al cuore.
A quel punto aveva mandato al diavolo tutto, la famiglia, gli studi, e aveva deciso di provare tutte le possibili esperienze per … finire in bellezza. La diagnosi si era rivelata poi errata, Roberto continuò a vivere, ma purtroppo il danno era fatto. Al momento mi pregò di tenere la cosa per me, ma credo che ormai a distanza di tanti anni la si possa rivelare.

Un giorno del ’79 (o forse era il ’78) Roberto Cosulich, zaino in spalla, barba e capelli lunghissimi, partì per l’India.
Un altro nome, un’altra vita.

E così eccolo a fare il santone in India e poi di nuovo via, questa volta in Sud America. Da dove non sarebbe più tornato.
Nel 1980 dalla rivista scacchistica francese ‘Europe Echecs’ fecero sapere al Maestro Ferrantes, allora direttore de ‘L’Italia Scacchistica’, che il passaporto di Roberto era stato ritrovato tra le macerie del terribile terremoto che aveva sconvolto la città di Lima in Perù.
E forse, anzi sicuramente, anche il suo corpo era là sotto.

 

Curiosità su Genova: la scacchiera di piazzetta di San Giovanni il Vecchio

A cosa serviva quella scacchiera che si trova sul muro?

Il portale “Genova Today” torna  sulla scacchiera posta su un lato della cattedrale di San Lorenzo, sulla quale in passato abbiamo già dedicato un articolo.

Nel cuore del centro storico di Genova, accanto alla cattedrale di San Lorenzo, c’è la piazzetta di San Giovanni il Vecchio. Gli osservatori più attenti avranno notato che ponendosi al centro della piazzetta e alzando lo sguardo sulla fiancata della cattedrale appare una scacchiera con 64 caselle bianche e rosse.

Cos’è questa misteriosa scacchiera? Perché è stata messa proprio in quel punto?

Secondo Italo Pucci, citato da Giampiero Orselli in “Genova strade misteriose” (Erga), “il suo inserimento dovrebbe essere coevo a quello dei sarcofagi, e cioè all’epoca dell’ampliamento dell’edificio avvenuto a partire dalla fine del XII secolo e protrattasi in quello successivo, appare realizzata con la tecnica del mosaico e con gli stessi materiali di tanti ornati della facciata principale, infatti notiamo come le superstiti tessere bianche siano costituite da sottili quadri di marmo, mentre le superstiti tessere rosse appaiono realizzate da quadri di maggiore spessore”.

Pucci ipotizza che la scacchiera sia stata installata come monito ai giocatori troppo incalliti, in seguito al divieto del gioco promulgato dal Concilio del 1212. Un’altra curiosità: la piazzetta si chiama di San Giovanni il Vecchio poiché si riferiva al battistero di San Giovanni, soprannominato “il vecchio” nel ‘500 quando fu edificata la nuova cappella di San Giovanni Battista in San Lorenzo, cioè “San Giovanni il nuovo”.

Genova Today

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